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Il Brunello di Montalcino, sebbene, nella sua massima espressione, vanti natali piuttosto recenti, è riuscito, in breve tempo, ad "entrare nel mito". Infatti, in un documento del 1320 si trova il lemma brunello che indicava, non un vino, bensì un torrente che scendeva verso l'Abbazia di Sant'Antimo, attraverso una fitta e boscosa collina. In un altro documento si ha notizia del vin "Vermiglio", antenato del brunello, che era largamente prodotto nei vigneti terrazzati delle colline di Montalcino, minuziosamente descritto nelle cronache delle battaglie sostenute fra Senesi e Fiorentini tra il 1200 ed il 1500. Il Brunello assume la propria identità attorno al 1870 il nobile Ferruccio Biondi decise di continuare gli studi e gli esperimenti enologici che anni prima il nonno Clemente aveva intrapreso nella tenuta di famiglia. All'epoca l'uva del Brunello non era affatto conosciuta, pur essendoci delle testimonianze del 1500, che ne vantano le qualità enologiche I primi risultati del lavoro di Ferruccio arrivarono nel 1880 e con essi nacque l'era del Brunello di Montalcino e una nuova stagione per l'enologia toscana poiché questo vino iniziò una scalata inarrestabile facendosi largo prima tra i più importanti vini dell'enologia italiana e, quindi, del mondo.
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